Falò di Sant´Antonio


Appuntamento con la Pro Loco e il rito del Falò di Sant´Antonio (una pratica cerimoniale di tradizione agro-pastorale dedicata a Sant´Antonio Abate).

Non tutti sanno che...
... Con i falò di Sant´Antonio si ‘brucia’ l´inverno e si invoca la nascita di una nuova primavera. Nelle campagne di tutta Italia a metà gennaio si vedono brillare grande pire. Sono i falò di Sant´Antonio che, accesi per salutare la fine ormai prossima dell´inverno e l´arrivo imminente della primavera, ricordano la devozione popolare che con essi invocava la benedizione sui campi, sul bestiame e sul futuro raccolto. Una tradizione che nasce da un´antichissima usanza legata ai riti della fertilità delle feste pagane. Diverse divinità e forze presiedevano il passaggio della natura dalla morte invernale alla rinascita primaverile. Come il dio celtico Lug che era ‘dio della morte e della resurrezione, custode delle porte infernali, che i miti presentano sempre accompagnato da un cinghiale, animale totemico delle antiche popolazioni europee. Così, per cristianizzare i riti e i simboli del passaggio stagionale, la chiesa acconsentì alla trasformazione di un monaco egiziano del IV secolo in un vecchio dalla lunga barba, una metafora dell´inverno...’. Il monaco è Sant´Antonio Abate. Nato a Coma (Egitto) nel 250, a vent´anni abbandona ogni cosa per condurre vita anacoretica per più di 80 anni. Muore, ultra centenario, il 17 gennaio 356. Sant´Antonio assunse quindi le ‘funzioni’ della divinità della rinascita e della luce, il dio Lug a cui erano consacrati cinghiali e maiali, per questo venne rappresentato in varie opere d´arte con ai piedi un cinghiale o un maialino. Nel giorno della sua festa liturgica, si benedicono le stalle e il bestiame che, ancora oggi in alcuni paesi, viene condotto sul sagrato della chiesa. Sant´Antonio Abate è venerato come protettore degli animali (in molte regioni d´Italia contende a San Sebastiano il ruolo di patrono del bestiame) e guaritore. E´ patrono dei porcai, dei salumieri e dei macellai, dei pittori, dei cavalieri, dei fornai. I falò una volta avevano pertanto una funzione purificatrice (fuoco) e fecondatrice (ceneri). Le ceneri, poi, venivano raccolte come simbolo per allontanare le malattie, in particolare della pelle e degli incendi. E ciò evidenzia un altro attributo di Sant´Antonio: era il protettore dall´herpes zoster, ‘el foegh de Sant´Antoni’.
... Nel giorno dedicato a Sant´Antonio Abate, è tradizione ampiamente diffusa quella di impartire una benedizione collettiva agli animali, in particolare bestie da soma, radunati la mattina della festa sul sagrato delle chiese. Con il progressivo diradarsi degli animali da cortile e dell´economia contadina, in alcuni casi è diventata consuetudine benedire cani, gatti e altri animali da compagnia.
... Sant´Antonio Abate essendo padrone del fuoco, è stato considerato guaritore dell´ herpes zoster (chiamato ‘fuoco di Sant´Antonio’). Le ceneri dei ‘falò di Sant´Antonio’, venivano raccolte e chiuse in sacchetti tenuti nelle tasche degli abiti: servivano come amuleti per tenere lontano le malattie e le persone portatrici di guai.
... Nella cultura popolare, Sant´Antonio Abate viene raffigurato con accanto un porcellino. Infatti i contadini, per distinguerlo da Sant´Antonio da Padova, lo chiamavano ‘Sant´Antoni del purscell’; spesso era rappresentato con lingue di fuoco ai piedi e aveva in mano un bastone alla cui estremità era appeso un campanellino; sull´abito spiccava il "tau" (croce egiziana a forma di "T"), simbolo della vita e della vittoria contro le epidemie.

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