Testimoni di un′Europa
dei popoli


Uomini e donne tedeschi, francesi e italiani per un gemellaggio fatto da gesti che "rimangono" nel vivere quotidiano come l´inaugurazione di Gorgonzola Strasse ad Annweiler am Trifels. Riportiamo il discorso pronunciato per l'occasione dal Sindaco Angelo Stucchi.

 

Caro sindaco Thomas Wollenweber,
carissimi amici di Annweiler am Trifels,
cari amici di Ambert  

è di nuovo un piacere per noi essere qui superando confini per sentirci un'unica comunità che si è costituita nell’Europa dei popoli.

Helmut Kohl primo cancelliere della Germania unita, fautore del processo di integrazione europea in occasione dei festeggiamenti per l’unità tedesca dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 diceva: “Non c’è alternativa all’Europa”.
Lo choc della Brexit, la propaganda euroscettica, le politiche populiste e xenofobe che sfruttano insicurezza o difficoltà delle fasce sociali più vulnerabili, sembrano oggi dirci altro.
Scelte che generano timore in tutti quelli che credono nel sogno europeo, ma che non segneranno la fine dell’Europa.
Non c’è alternativa all’Europa come nel 1989, e forse ora più di prima è il momento per rilanciare il progetto europeo.
Avvertiamo sfiducia, rancore e una diminuzione dell’entusiasmo rispetto alle origini, ma forse questo è dovuto al fatto che alcuni grandi traguardi sono già stati raggiunti; non ci si combatte più, i nostri giovani si muovono, studiano, lavorano in nazioni diverse dalla propria perché ora c’è pace tra di noi, democrazia, libertà, ma è nostro compito adoperarci quotidianamente per questi valori, soprattutto ora, davanti a queste difficili sfide e agli sconvolgimenti in corso.

Come non ignorare i migranti che approdano sulle nostre coste desiderosi di costruire il loro futuro qui in Europa?
Come non ignorare i muri che vengono di nuovo innalzati dopo che ci siamo adoperati per farli cadere?

Abbiamo costruito l’Europa dal basso, partendo dalle nostre vite perché abbiamo capito, dopo i laceranti conflitti del secolo scorso, che i nostri popoli possono cambiare solo se allargano gli orizzonti, se mettono in rete le proprie esperienze, se c’è pace, se c’è accoglienza, se ci sono regole comuni, se costruiamo ponti non muri.
È tutto questo che ci ha consentito di crescere insieme.
Continuiamo con nuovo slancio in questa visione solidale e fiduciosa che ci fa sentire l’Europa dei popoli, non quella delle nazioni.

Oggi qui insieme tedeschi, francesi, italiani, dobbiamo dire a una sola voce che non possiamo accettare che il Mediterraneo continui a essere la tomba di migliaia di donne e uomini, di bambine e bambini.
Davanti a quelle vite spezzate ci chiediamo se questo dramma può essere evitato e allo stesso tempo se la salvezza delle vite umane è ancora la misura delle politiche europee.

È inammissibile che l'Unione Europea limiti i suoi sforzi e volti le spalle alla sua tradizione di civiltà.
Non possiamo dimenticare che l’Unione europea è nata come risposta e antidoto alla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale. È nostro il primato mondiale di diritti umani e libertà.
L’Europa è un patrimonio di stabilità, pace, libertà e sicurezza, ma oggi non possiamo più darli per scontati come in passato. I trattati non sono scolpiti della roccia!
Sono scolpiti nella memoria delle persone che hanno vissuto quelle tragedie e in quella delle generazioni successive che hanno scelto di non dimenticare; oggi sono nelle nostre mani, nelle mani della volontà democratica e politica dei popoli. Di questo dobbiamo essere consapevoli.
Sono nelle mani di chi come noi ha creato occasioni d’incontro in un’Europa dei cittadini, in noi che mettiamo insieme problemi di diversa natura, ma risolvibili con il dialogo, con l’ascolto delle ragioni dell’altro per potere essere questa bella, splendida Europa.
Allora davanti a questi uomini e donne che premono ai confini dell’Europa non è più solo una questione di quanti posti abbiamo nei centri di accoglienza, né solo di rimpatri, né solo di investimenti nei Paesi africani.
Questi uomini chiamano in causa e mettono in discussione i nostri valori e la nostra capacità di fare una vera politica di accoglienza europea.
Scegliamo di volgere lo sguardo dall’altra parte o di ridare credibilità al progetto europeista?

Credo che il nostro modello di Europa non possa essere che quello di una nuova solidarietà da ricercare con pazienza e determinazione, non temendo le verità, anche quelle scomode, per farne un punto di ripartenza, non un motivo di generalizzazioni negative e paralizzanti.   
L’Europa deve tornare a far propri i valori e gli ideali che ne hanno segnato la nascita.
L’Europa ha in sé qualcosa di più grande; reca in sé un radicamento antropologico, culturale e anche religioso, che in nessun modo deve andare smarrito.
Ritornare alle intuizioni dei padri fondatori è la condizione per non appiattire il progetto europeo sul versante dell’equilibrio finanziario, dei conti e dei debiti pubblici, per mantenere invece aperto lo sguardo sulla persona e sui suoi diritti.

Per non voltare lo sguardo dall’altra parte ci vuole più Europa, quella vera e non quella che erige muri o reticolati, che abbia tra le sue priorità anche l’integrazione delle genti, non i respingimenti.
Solo insieme possiamo sostenere questa sfida e ne usciremo solo con un convincente “crediamo nell’Unione europea”.

Cari amici di Annweiler am Trifels, di Ambert,  è sentendomi membro di questa famiglia di popoli, che valorizza le differenze e mette al centro la persona umana, che accoglie e crede fortemente nel sogno europeo, che vi ringrazio di quanto di bello è accaduto in questi anni, di questi giorni e ore vissuti insieme e vi ringrazio di questo bel gesto di amicizia che vi ha portato a dedicare con il nome della mia città, Gorgonzola, una via della vostra città.

Noi che ci sentiamo Europa, famiglia di popoli, possiamo guardare con fiducia al futuro camminando insieme su Gorgonzola Strasse.

W Annweiler am Trifels, W Ambert, W Gorgonzola,
W l’Unione Europea


Angelo Stucchi
Sindaco di Gorgonzola

 


Annweiler am Trifels, 3 giugno 2017