Palazzo Pirola

Indirizzo: piazza della Repubblica, 1 (angolo con Vicolo Filippo Corridoni) - 20064, Gorgonzola ­ (Mi)

Proprietà: Comune di Gorgonzola

Contatti:

 

Il Palazzo sorge nella zona centrale del Comune di Gorgonzola con approdo al Naviglio Martesana che, con la sua caratteristica ansa delimita a sud l’abitato del capoluogo, dirimpetto a palazzo Sola –Busca, biblioteca comunale.

L’edificio, è stato oggetto di una significativa riforma nel periodo neoclassico, che ha comportato l’ampliamento e la sopraelevazione di preesistenze tipologicamente databili intorno al sec. XVIII, e costituisce una delle residenze signorili settecentesche più significative del Comune di Gorgonzola.

Nel Catasto di Carlo VI (1722) la patrizia famiglia dei Freganeschi, appartenente all’antica nobiltà cremonese di epoca sforzesca, risulta già proprietaria del sedime dove sorge il palazzo. Successivamente, nel 1859 l’edificio appartenne alla nobildonna Maria Bianchi di Sambrunico (Catasto Lombardo-Veneto) per poi passare di proprietà all’inizio del XX sec., alla famiglia Pirola.
Negli ultimi decenni il nobile edificio è stato frazionato in varie proprietà.
L’edificio attuale, orientato a Est-Ovest, si sviluppa in altezza su tre piani compreso il piano terra, ed è preceduto da un pronao monumentale risalente al periodo neoclassico costituito da quattro colonne di granito sorrette da una semplice trabeazione e sormontato da un timpano triangolare. Fino a poco tempo fa il pronao risultava solo parzialmente visibile in quanto nell’800 vi era stato addossato un corpo edilizio che prospettava anche su strada, recentemente demolito. Il carattere neoclassico, di cui il pronao costituisce l’elemento più emergente, è riconducibile alla forte impronta stilistica lasciata dall’architetto Simone Cantoni che tanto contribuì con la realizzazione d’importanti opere alla qualificazione di Gorgonzola.  

Nel corso del sec. XIX l’antica dimora ha subito diverse modifiche sia interne che esterne, fra cui la realizzazione dei numerosi affreschi sulle pareti e volte degli ambienti più rappresentativi.
Mentre le volte del secondo piano sono state realizzate in incannucciato e appese ai solai lignei seicenteschi quelle a piano terra sono in muratura e si distinguono  per le decorazioni ad affresco in volta raffiguranti episodi di carattere mitologico: il mito di Demetra/Persefone e gli amorini Eros e Anteros.

A seguito della vasta campagna d’indagini stratigrafiche effettuate nel 2004 e all’approvazione del progetto di restauro da parte delle Soprintendenze ai bei ambientali /architettonici ed artistici di Milano, l’impresa di restauro di Paola Villa di Milano è stata incaricata dall’impresa Luigi Cividini di Dalmine, proprietaria dell’immobile, di occuparsi degli interventi di recupero dei dipinti murali e dei soffitti a cassettoni decorati in stato di grave abbandono.
L’intervento è in corso dai primi mesi del 2009 e sta dando risultati sorprendenti, quali la riscoperta di apparati decorativi nascosti da numerosi strati d’imbiancature ormai dati per perduti.
Le indagini diagnostiche recentemente effettuate hanno inoltre confermato l’ipotesi che i dipinti delle volte del piano terra siano stati realizzati nel XVII secolo utilizzando colori preziosi per l’epoca.


Progetto di restauro

Nel marzo del 2005 per poter redarre un dettagliato progetto di restauro delle superfici si è effettuata una vasta campagna d’indagini stratigrafiche durante la quale ci siamo preoccupati di:


a)    verificare  le caratteristiche delle murature, degli intonaci, delle finiture, dei dipinti murali, dei soffitti a cassettoni ed il loro effettivo stato di conservazione;
b)    individuare decorazioni nascoste da tinteggiature successive;
c)    dare una lettura delle mutazioni dell’immobile nei secoli.


I numerosi saggi effettuati all’interno dei locali dell’immobile hanno evidenziato che siamo in presenza di un edificio storico assai interessante che ha subito nei secoli numerose modifiche.
L’indagine storico-materica ha permesso d’identificare il perimetro delle stanze del palazzo  prima dell’innalzamento di tavolati negli ultimi 50 anni. Queste stanze sono state contrassegnate con una  lettera ed un colore in pianta che le identifica prima delle ultime modifiche. Si tratta degli ambienti B - D - al piano terra; L - M - N al primo piano; T - S al secondo piano.

Numerosi ambienti presentano in volta affreschi databili tra il XVII secolo e il  XIX a seconda dei locali in uno stato di degrado avanzato. Gli affreschi che ci possono dare informazioni circa la datazione e la committenza sono  quelli della stanza P e della stanza T al secondo piano dove sono dipinte le iniziali del committente: un personaggio della famiglia Freganeschi C.G.F. e la data d’esecuzione 1820 (cartiglio nella stanza P).

Alcuni ambienti nascondono sotto la tinteggiatura a tempera soffitti lignei a cassettoni decorati. Dal confronto con il soffitto ligneo della scala, si può avanzare l’ipotesi che siano del XVII secolo. I soffitti in questione sono nelle stanze contrassegnate con la lettera:   N - O - L.

Altri ambienti presentano decorazioni coperte dalle successive imbiancature.
La stanza S al secondo piano ha metà del fregio di carattere neoclassico nascosto da una recente tinteggiatura.
Molto interessante risulta essere la grande stanza M al primo piano. La stanza presenta una volta unghiata con decorazioni geometriche a calce nascoste dalle imbiancature. L’attuale pavimentazione a piastrelle è sorretta da un solaio in laterocemento e putrelle. La decorazione della stanza M è stata realizzata con una tecnica a calce e sabbia  L’ambiente D aveva una decorazione a marmorino con un motivo a rigoni molto originale di cui sono rimasti alcuni brani. Nella zona bassa della stanza M non vi sono intonaci originali a testimonianza di una modifica sostanziale avvenuta tempo fa quale poteva essere l’abbassamento della piano di calpestio in concomitanza con la realizzazione del nuovo solaio.
La finitura a marmorino della stanza D sembra essere precedente al XIX secolo e coeva alla finitura della scala Y sempre a marmorino ma con colori decisamente più spenti.
Le indagini hanno inoltre permesso di verificare che gli ambienti P e Q del 2° piano erano comunicanti e pertanto quelli che oggi sono due corpi di fabbrica separati prima non lo erano.
Ad essi si poteva accedere alternativamente con lo scalone e la scala di servizio.
Lo scalone X non presenta tracce di finiture precedenti a quella attuale databile alla prima metà dell’800.