Naviglio Martesana

Il naviglio Martesana regala alcuni degli scorci più suggestivi di tutto il paese. La grande curva del suo tracciato abbraccia le abitazioni, e oggi come ieri attraversa tutto il territorio della città. L´opera venne realizzata per volontà del signore di Milano, il Duca Francesco Sforza a partire dal 1457, sulle intuizioni e i progetti dei suoi predecessori Visconti, che intendevano realizzare una rete di canali navigabili tra il Po, il Ticino e l´Adda al fine di facilitare le vie commerciali e di approvvigionamento per il capoluogo. La sua effettiva navigabilità ebbe inizio soltanto nel 1471, mentre è del 1497 il collegamento del Martesana con gli altri navigli milanesi, il cui reticolo poté avvalersi anche del genio di Leonardo Da Vinci.

Per buona parte della sua storia, il Naviglio rimase una via per il trasporto merci, mentre per un cospicuo traffico di passeggeri si dovrà attendere la fine del ‘700. Il disegno curvilineo del naviglio attorno a Gorgonzola si può attribuire all´esigenza di difesa, con un´ampia ansa a protezione del caseggiato, ma anche alla necessità di limitare la forza della corrente per agevolare l´attracco dei battelli. Numerosi erano infatti i barconi che effettuavano la spola di merci tra Milano e la sua campagna, su e giù per il naviglio trascinati dalla corrente o trainati da cavalli se la direzione era opposta. Lo spettacolo caratteristico di questi natanti che attraversavano silenziosi le case di Gorgonzola fa parte della storia stessa del paese; la risorsa e la presenza del Martesana hanno fatto sì che buona parte della vita quotidiana della città venisse scandita da questa via d´acqua, a partire dalla irrigazione dei campi, fino ai numerosissimi lavatoi lungo le rive, per arrivare ai giochi di bambini.
 
È necessario anche ricordare l´enorme importanza che ha avuto a partire dal XIX secolo la presenza del naviglio per gli spostamenti della gente comune, gente che non poteva permettersi mezzi di trasporto più costosi ed efficienti, e che trovava nei barchetti da trasporto un mezzo per arrivare in città relativamente pratico e veloce. L´intensità del traffico crebbe a tal punto che nel 1830 si propose di aumentare il numero di questi servizi per l´elevato numero di passeggeri che il Martesana ormai sosteneva. Soltanto con l´affermarsi di altri mezzi pubblici a locomozione e l´avvento di tempi migliori, la gente ha abbandonato questo mezzo così caratteristico.

Oggi il naviglio della Martesana è un elemento irrinunciabile della storia della città e del suo suggestivo paesaggio: i monumenti e le case di Gorgonzola si specchiano nelle sue acque tranquille, il caratteristico ponte coperto collega «Cà Busca» con la Concerta, la storica alzaia, che abbraccia il centro cittadino, è percorsa da grandi e piccini a piedi, in bicicletta, ma anche con pattini in linea e da chi fa sci di fondo su ruote.

IL NAVIGLIO MARTESANA
(testo a cura della Pro Loco di Gorgonzola)

...la costruzione del Naviglio Martesana, oltre a regolarizzare l´uso delle acque della zona, divenne il promotore del commercio dalla bergamasca a Milano e praticamente creò la prima unione commerciale in Lombardia.
La parola "naviglio" o "naviri" o "navili" definisce un canale o fosso navigabile, ma per un certo tempo indicò anche, per analogia, i canali irrigatori. "Naviglio" significava inoltre nella lingua italiana del XIII secolo "imbarcazione" o "moltitudine di navi" dello stesso tipo.                  
La costruzione di queste particolari "strade" ha consentito lo sviluppo di una fitta rete di irrigazione e ha favorito i trasporti, gli scambi e i commerci.
L´idea di un canale che collegasse Milano all´Adda cominciò a prendere forma a metà circa del secolo XV. Accogliendo le proposte di un consorzio di privati cittadini, il duca Filippo Maria, ultimo dei Visconti, approvò, infatti, il piano di scavo del nuovo canale, con un decreto del 3 giugno 1443. Il primo progetto era però limitato a un´opera che servisse sia per l´irrigazione dei campi coltivati sia per fornire ai mulini la necessaria forza motrice, non tanto alla navigazione. Filippo Maria Visconti si era preoccupato anche di mettere alcune condizioni, come quella di non togliere l´acqua all´Adda in caso di guerra o di preparativi di guerra, dato che il fiume rappresentava il confine naturale fra il ducato di Milano e la Repubblica di Venezia e costituiva, per l´arte bellica del tempo, una notevole difesa. I costruttori dovevano inoltre prevedere le misure necessarie per lo smaltimento delle piene.
Ma già il Visconti aveva previsto di far diventare quel semplice canale un vero e proprio naviglio che portasse a Milano. E qualche mese dopo, il 20 dicembre dello stesso anno, con un decreto successivo il Duca di Milano stabiliva in pratica la creazione del nuovo Naviglio, inserito in un progetto di più ampio respiro, che interessava non solo il collegamento di Milano con l´Adda, ma anche col Po e col Ticino. I relativi lavori non vennero però iniziati con tempestività; e quando nel 1447 morì Filippo Maria Visconti, non erano ancora cominciati. Soltanto dieci anni dopo il nuovo duca di Milano, Francesco Sforza, dava il via agli scavi, di cui nel frattempo aveva affidato la direzione all´ingegnere Bertola da Novate, un tecnico di grande valore che, ancora ai tempi dei Visconti, si era occupato con altri del nuovo canale. Il nome di Martesana venne al nuovo naviglio da una stirpe, la "gens Martecia", che già prima dell´anno Mille era stanziata nella regione compresa tra il Seveso, l´Adda, la Valassina e il territorio di Melzo, una zona che era stata circoscrizione militare dei Goti, poi dei Bizantini e dei Longobardi.
I primi lavori, dall´Adda fino al fiume Seveso, furono realizzati in otto anni. Ma ne occorsero altri sei prima di rendere navigabile questo tratto. L´intero percorso fu infine realizzato nel 1496, sotto Ludovico il Moro, con l´arrivo degli scavi alla periferia di Milano e il congiungimento del naviglio con la Cerchia interna della città. Diresse i lavori l´ingegnere ducale Bartolomeo Della Valle e pare vi abbia influito Leonardo da Vinci, che già per conto del governo milanese si era occupato del naviglio di Paderno.
Una volta terminata la nuova opera, i governanti si preoccuparono di regolarne minuziosamente l´uso.Tutte le merci dovevano pagare, entrando o uscendo da Milano, il cosiddetto Dazio della Conca, un´imposta suppletiva su merci già tassate, il cui gettito era integralmente destinato alle spese di manutenzione del canale. Forse per liberare lo Stato dagli oneri di gestione e probabilmente su richiesta dei milanesi, nel 1515 il governatore Massimiliano Sforza vendeva alla città di Milano il Naviglio Grande e il Martesana, con tutti i diritti sulle acque, alvei e rive, eccettuate quelle vendite e donazioni fatte in precedenza, in genere a privati.
Negli ultimi decenni del secolo XVI il traffico commerciale sul Martesana era intenso, anche se a volte compromesso dalle ricorrenti piene del fiume Lambro che, entrando nel naviglio all´altezza di Crescenzago, provocava non pochi disagi ai barcaioli, costretti anche a subire la perdita di interi carichi di merce.
In quegli anni, i barconi che navigavano sul Martesana portavano a Milano frumento, granaglie, frutta fresca, prodotti caseari, carni, bestie da macello. E inoltre marmo, legname di ogni genere; e poi utensili vari, catene, sedie, paglia, carbone, calcina, pietre per le fornaci e altri materiali. Le barche erano tassate pesantemente. Dalla seconda metà del Seicento, il Martesana inoltre non rappresentò soltanto una realtà commerciale e agricola. Sulle sue sponde, come su quelle di altri navigli milanesi, sorsero ville patrizie di notevole valore artistico, luoghi di vacanza e di svago per i nobili milanesi durante la stagione calda o al dolce inizio degli autunni padani. Ventiquattro sono gli edifici di rilevante valore storico-artistico che si affacciano su questo canale; mentre sono 31 sul Naviglio Grande e cinque su quello di Bereguardo.
La Martesana fu attiva per tutto il secolo scorso. I barconi, le barche mezzane e i borcelli, costruiti nei cantieri sul lago di Como, scendevano e risalivano la corrente con grande frequenza; i servizi di corriera tra Milano, Concesa, Vaprio e Inzago coprivano il percorso in sette ore e mezzo in discesa e in 12 ore in risalita. Poi, nel XIX secolo, il Martesana subì la stessa sorte degli altri navigli milanesi, avviandosi a rapidissimo declino. Così il Martesana, come gli altri navigli del sistema milanese, attende malinconicamente che il futuro gli ridia una sua identità.