Ricordando la Grande Guerra, lŽUnità dŽItalia e le Forze Armate


Concittadini, Autorità civili e militari, Associazioni combattentistiche e d’arma, è innanzitutto doveroso ringraziarvi per la vostra partecipazione all’odierna celebrazione a testimonianza di una coscienza civile e di un sentimento di appartenenza alla comunità.

Oggi ricordiamo la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, ricorrenza che affonda le sue radici nel secolo scorso, in quel 4 novembre 1918, quando venne siglato l’armistizio che mise fine al Primo conflitto mondiale di cui oggi ricordiamo il 100° anniversario.

Cento anni fa si concludeva la Prima guerra mondiale, definita “la Grande Guerra” perché, nella pur lunghissima sequenza di conflitti che avevano insanguinato l’umanità, fino ad allora non si era mai vista una tragedia di tale entità e violenza. Elencare alcuni dati ci può dare la dimensione di un evento che mise a ferro e fuoco l’Europa, teatro di scontri che videro in campo una quantità di uomini fino ad allora inimmaginabile: circa 74 milioni di soldati mobilitati su tutti i fronti, oltre 9 milioni i morti e almeno 21 milioni i feriti, circa 8 milioni i prigionieri di guerra.

In un solo momento tutti i riferimenti politici, sociali, culturali dell’Ottocento vennero azzerati e nulla fu più come prima. Per la prima volta la popolazione civile venne massicciamente coinvolta dalle operazioni di guerra subendo violenze, deportazioni, miserie. Entrarono per la prima volta sulla scena della guerra i mezzi di comunicazione – stampa, fotografia, cinematografo, cartoline illustrate, manifesti murali – che diventarono principale veicolo di propaganda finalizzata a mobilitare tutte le risorse, sia al fronte sia nella società civile.

Fu la prima guerra di trincea e nelle trincea si dormiva, si mangiava, si coltivava la speranza leggendo le lettere dei propri cari, ci si ammalava, si veniva curati alla meglio e soprattutto si moriva... in una spirale di progressivo abbrutimento del soldato, dell’uomo.

Tutta la gioventù europea venne plasmata da questo dramma. La guerra segnò tutti, azzerò ogni differenza di grado, nazionalità, carattere.

È questo che le nuove generazioni devono conoscere, le ragioni di una guerra ingiusta e inutile, devono sapere chi erano i “Ragazzi del ‘99” e capire attraverso le loro storie che non si tratta di “militi ignoti”, oramai simboli più che uomini, ma di vite vere, di giovani uomini e donne come noi, che hanno avuto in sorte un destino di guerra e morte, causato da egoismi nazionali e inique “ragion di Stato”.

Tutto questo accadeva solo 100 anni fa e oggi più che mai è importante ricordare, sapere.
Per questo ha oggi grande valore fare memoria dei caduti della “Grande Guerra” uomini, giovanissimi che combatterono, perché il ricordo di questo conflitto mondiale, che sconquassò l’Europa e creò le condizioni per la Seconda guerra mondiale, dovrebbe indicare a chi ci governa e a noi cittadini il cammino verso uno spazio libero dagli egoismi dei singoli Stati e aiutarci a capire, proprio a partire da quelle trincee, cioè che non vogliamo che l’Europa torni ad essere: un luogo di scontro, di conflitti latenti, di divisioni.

Un’Europa che non sia solo la scelta di una moneta, di una bandiera unitaria, dell’inno ufficiale, un’Europa che non si fermi alla dimensione economica, ma che abbia una legittimazione che derivi da un insieme di valori sanciti da una cultura e da una storia comune.

Da più di 70 anni l’Italia vive in pace, non per questo si è venuto esaurendo il ruolo delle nostre Forze Armate.
Perciò oggi rivolgiamo il nostro apprezzamento ai tanti militari italiani impegnati in questi anni nei vari teatri di crisi, nell’ambito delle missioni internazionali, e principalmente a tutti coloro che vi hanno perso la vita.
Una presenza stabilizzatrice delle Forze Armate accanto a forme di assistenza civile ed economica delle Onlus, che danno una bella immagine del nostro Paese sulla scena internazionale.

Rivolgo un doveroso ringraziamento anche alle “nostre” Forze Armate, quelle presenti sul nostro territorio: Carabinieri e Guardia di Finanza.
Grazie per il vostro impegno quotidiano a favore della collettività, grazie per la disponibilità nei confronti della popolazione ogni volta che se ne presenta la necessità, grazie per il vostro esempio di legalità e di lealtà, grazie per essere i garanti della nostra sicurezza.

Ricordare la guerra 1914-18, ricordare l’Unità d’Italia, ricordare le Forze Armate significa allora ripercorrere le ragioni della nostra Unità, dell’unità europea, per superare le divisioni che in questi mesi stanno avvelenando il dibattito e creando le basi per pericolose derive di stampo nazionalista.
Cantate insieme, amici, ora festeggiamo la gioia, fiumi e montagne non sono più frontiere. Oh, Europa, nostra casa, troppo durò la divisione. Splenda ora la tua bellezza, ognuno ti sia figlio. La tua bandiera affratella gli uomini dopo il tempo della guerra, la tua legge ora unisce cittadini in consenso”.

Sono queste parole dell’inno dell'Unione Europea che devono risuonare in noi in questo giorno non altre.

Rinnovo ancora una volta il mio apprezzamento al Civico Corpo Musicale G. Puccini, alla Polizia locale e tutti voi qui presenti, che con la consueta passione e con grande senso delle istituzioni, vi siete adoperati per la riuscita di questa giornata.

Viva il 4 Novembre!
Viva le Forze Armate!
Viva l’Europa!
Viva l’Italia e l’Unità nazionale!

 

Il Sindaco di Gorgonzola
Angelo Stucchi